Napoleone, Napo per gli amici, il piu' piccolo della scuola, era l'unico dei difensori rimasti dietro al terrapieno. Gli altri erano gia' rientrati per il vespro. Solo e impaurito se ne stava rannicchiato in un angolo, deciso a difendere la sua postazione a tutti i costi. Giacomo, il capo della squadra avversaria, con una palla di neve in mano, pronto a colpire, lo guardo' negli occhi: "Naaapoo". Napo gli sorrise: due solchi che dagli angoli degli occhi andavano giu' fino a raggiungere le fosse delle guance. Giacomo si avvicino' e attese un attimo infinito prima di sorridere e tendergli la mano mentre la campana della scuola suonava per il vespro.
Erano trascorsi vent'anni, due guerre e mille chilometri da quei giorni di palle di neve e finte trincee, ma un battito di ali era stato sufficiente a far tornare il ricordo. Giacomo, con la baionetta in aria, immobile, guardo' il piccolo soldato vestito di grigio con le spalle a terra. Lo guardo' negli occhi umidi di sonno e paura che brillavano alla luce pallida del mattino. No, non era possibile, ma si ... era lui. Attese il solito attimo infinito prima di sorridergli: "Naaapoo". E Napoleone rispose al sorriso, due solchi si fecero strada dagli angoli degli occhi giu' fino alle fosse delle guance, a fatica fra i grumi di sangue incrostato delle ferite. Ma gli altri soldati vestiti di grigio furono piu' veloci del grido di Napo. Sparano un fuoco unico verso Giacomo che cadde a terra senza un lamento, il sorriso appena distorto da un dolore breve e improvviso. I solchi sul volto di Napoleone si ingorgarono di lacrime e sudore. E mentre i pochi attacanti rimasti in piedi si ritiravano verso la loro trincea e un corvo si posava sul corpo inerte di Giacomo, una lacrima cadde nella neve rossa con il tonfo di un colpo di mortaio.