Bruixes
Roberto Pieraccini
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Cerveira, Catalognia. E' domenica mattina. Il sole non ha ancora avuto il tempo di far sentire alle pietre vecchie di mille anni il potere ancora piu' vecchio di un giorno di luglio. C'e' una leggera brezza, cosi' leggera che fa pensare al respiro di un bambino.
Non c'e' nessuno per le strade della citta' antica. Parcheggiamo la macchina nella piazza della chiesa. Il rumore degli sportelli che si chiudono fa eco all'abbaiare di un cane lontano. Nessuno per le strade. La porta della chiesa e' serrata, sigillata sulla soglia da ciuffi di erba secca, come se fosse rimasta chiusa per mesi, forse per anni. La strada stretta e ripida si arrampica fra le case di pietra fino a raggiungere una piazza che si affaccia su un lato della collina e permette di vedere la campagna che si estende piatta fino alla base delle montagne. Una vecchia e' seduta di fronte alla sua casa in compagnia di un cane su una strada polverosa poco piu' in basso. La strada finisce vicino ad un antico muro con una porta. Forse la delimitazione del paese di un tempo.
Peter e io scendiamo adesso verso la parte bassa del paese, dove le case sono ancora piu' vecchie. Le porte storte, le finestre asimmetriche, piu' piccole, piu' grandi. Di una casa affacciata sulla valle non rimane che il muro anteriore, e dalla finestra del balcone sopra la porta d'ingresso entra il cielo azzurro, senza nuvole. Vorrei avere con me una macchina fotografica per ritrarre questo pezzo di cielo e di terra incorniciati come un quadro. Ci immergiamo all'interno della parte bassa del paese.
Parliamo in inglese, una lingua che sembra fuori posto per questo luogo. Una lingua che suona di computers e America in un posto che i computers e l'America non li ha mai visti. La strada, quasi un cunicolo, un passaggio, si snoda sotto una fila di volte. E' buio e umido sotto gli archi che reggono il peso del paese di Cerveira. Le volte sono poco al di sopra delle nos
tre teste, possiamo quasi toccarle se alziamo un braccio. Mi sembra di sentire qualcosa di strano, come la paura di un bambino, la paura del buio. Storie che non fanno dormire, con gli occhi che bruciano dalla stanchezza, e il buio che si riempie di rumori mai sentiti. Le porte ai lati del passaggio soo paurosamente basse, alcune non piu' alte di un metro. Si sentono dei cani solitari abbaiare al di la delle porte, e dalle fessure dei legni rotti si intravedono cortili polverosi.
Siamo sotto il paese. Ogni tanto il passaggio viene illuminato da un camino verticale e stretto sul quale si affacciano le assurde finestre delle case che si trovano ai livelli superiori del paese. Finestre di vetri rotti e polverosi, alcune tappate da tavole di legno. Non riesco a capire come tutto riesca a stare in piedi. Negli spazi fra le volte si vedono balconcini retti da strutture improvvisate di legno e ferro, muri quasi mai verticali con crepe e fessure. Sulle chiavi di volta degli archi ci sono delle piccole facce deformi di donna, fatte di pietra consumata dal tempo. Ci sono anche dei caratteri strani, dipinti un tempo con pittura nera. Arriviamo alla fine del "Carrer de les Bruixes", passaggio delle streghe.
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